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Piazza Umberto I è la piazza di Grassina fin dal 1880, anno della sua realizzazione: ospitava il mercato e la fiera annuale e divenne da subito il luogo centrale del piccolo paese, spazio socio-economico ma anche associativo dei suoi abitanti. Oggi frazione più grande per estensione e consistente per numero di abitanti del territorio di Bagno a Ripoli, per secoli Grassina è stata un modesto agglomerato di poche case, per lo più concentrate nei pressi della confluenza del torrente omonimo nel fiume Ema, e con punto di riferimento per la collettività la chiesa di San Michele a Tegolaia. Luogo di produzione agricola specializzata e sede di magnifiche ville signorili come villa Il Riposo e le ville medicee di Lappeggi e Lilliano, il paese cominciò a svilupparsi solo a partire dal XIX secolo, soprattutto grazie a un’attività specifica, la lavatura dei panni.

Con il trasferimento della capitale del neonato Regno d’Italia a Firenze nel 1865 e il frenetico sviluppo della città, l’esercizio di quel mestiere trasformò Grassina in un importante centro per la fornitura di servizi per Firenze. Molte attività erano a esclusiva gestione familiare e non risparmiavano neppure l’infanzia,  mentre i panni erano di solito raccolti in città porta a porta, trasportati su carri presi necessariamente in affitto. In alcuni casi, tuttavia, il capitale accumulato consentì poi la nascita di vere e proprie aziende con struttura produttiva completa e l’assunzione di alcune operaie fisse e di molte occasionali. In gran parte erano donne delle campagne circostanti, che sostenevano con la fatica di un lavoro massacrante la spesso misera economia domestica. Altre vivevano nelle povere casette di Bubè, sulla destra del torrente Grassina.

All’inizio del nuovo secolo furono queste lavandaie a mobilitarsi per regolamentare il loro rapporto di lavoro. La tenacia e la compattezza dimostrate nella lotta valsero loro alcune conquiste, specie in tema di salario, interrotte però dalla lunga stagione del fascismo. A partire da quegli anni, in seguito alle trasformazioni del mercato e alla crescente concorrenza che lo caratterizzò, ma anche a un’incipiente industrializzazione del settore, ebbe avvio un lento processo di declino del mestiere. Questo cambiamento produsse effetti anche sull’aspetto urbano di Grassina: i prati utilizzati dai lavandai per le stese dei panni scomparvero rapidamente sotto le nuove costruzioni, realizzate in particolare tra anni sessanta e settanta, che avrebbero dato al paese quell’aspetto un po’ caotico che da allora lo contraddistingue.

Il ricordo dell’estenuante mestiere svolto da generazioni di lavandaie grassinesi è stato fonte di ispirazione per l’artista Silvano Porcinai, autore del Monumento alla lavandaia, opera scultorea in bronzo che nel 2009 il Comune di Bagno a Ripoli ha deciso di collocare nella piazza centrale di Grassina. La scultura rappresenta una giovane donna inginocchiata sulle rive di un fiume, intenta a strusciare un panno: è chiaro il riferimento al duro e faticoso lavoro svolto per decenni da molte grassinesi, dovuto tributo a queste donne che, chine sui ‘viai’ e sui torrenti a lavare i panni dei fiorentini benestanti, sono state le vere protagoniste della storia recente di questa frazione.

La pergamena citata da Repetti